[il giornale della musica n. 237, 05/2007]

Il caso Boccherini

Ut Orpheus prosegue i lavori per l'Opera Omnia

Curata da Christian Speck, ha varato finora un volume (un altro in uscita)


Da due secoli Boccherini viene etichettato da molti come una sorta di “ibrido”, un compositore italiano ma attivo soprattutto in Spagna e sospeso tra uno stile dai tratti personali ma ancora inconfondibilmente classici e spunti già presaghi di un Romanticismo ormai alle porte. Per un compositore come Boccherini, una ricorrenza anniversaria può rivelarsi un'occasione irripetibile, in quanto consente di attirare l'attenzione degli studiosi e delle istituzioni per fare il punto della situazione e - in alcuni casi - mettere in cantiere qualche progetto teso a valorizzame l'opera. Ovviamente c'è sempre il rischio di avviare un'impresa destinata a spegnersi nel giro di poco tempo. Nel caso di Boccherini le premesse paiono più rosee in quanto, oltre a un certo ritorno di fiamma in ambito discografico, è stata avviata un'importante iniziativa editoriale tesa a pubblicare la sterminata produzione del compositore lucchese in edizioni critiche firmate da alcuni dei massimi specialisti a livello internazionale. Per conoscere lo stato attuale di questo importante progetto abbiamo rivolto qualche domanda a Roberto De Caro, presidente della Ut Orpheus Edizioni, la casa editrice bolognese che si è assunta l'onere di pubblicare l'Opera Omnia.

«A mio giudizio, nel 2005 la ricorrenza boccheriniana - fatto salvo qualche convegno di alto livello come quello di Cremona - non ha dato i frutti che per molti sarebbe stato lecito attendersi, nemmeno nell'inflazionato mercato discografico attuale».

Secondo Lei, Boccherini è un musicista così difficile?

«Non credo che per la cultura sia lecito confidare nelle ricorrenze, soprattutto in Italia. Per lo più vi si dilapidano risorse a beneficio di carriere politiche e accademiche. Tuttavia sono occasioni in cui accidentalmente possono darsi ricadute positive per la ricerca. Nel caso in questione vorrei segnalare, oltre alle nostre iniziative, il pregevole volume monografico di Remigio Coli (Luigi Boccherini. La vita e le opere, Pacini Fazzi, Lucca 2005) e quello di Marco Mangani (Luigi Boccherini, L'Epos, Palermo 2005). Boccherini non è "difficile” ne è poco conosciuto e apprezzato in rapporto alla circolazione in partitura delle sue opere, ma su tale terreno sconta un enorme ritardo rispetto ad autori come Haydn e Mozart e ci vorrà tempo per colmarlo. Ritengo che questo sia il vero problema, non certo l'altissima qualità della sua musica».

Come è nato il progetto?

«Negli anni Settanta in Italia sono stati avviati due seri tentativi, purtroppo paralleli, di pubblicazione delle opere complete di Boccherini: il primo a cura di Pina Carmirelli per I’Istituto Italiano per la Storia della Musica; il secondo a cura di Aldo Pais per la Zanibon di Padova. Pur avendo contribuito notevolmente alla diffusione delle opere del compositore lucchese, entrambi si sono arenati. Anche la casa editrice Doblinger di Vienna ha in catalogo un considerevole numero di lavori, tra cui le sinfonie. Tuttavia, nessuna di queste importanti iniziative è stata in grado di affrontare il nodo fondamentale: l'edizione critica dell'Opera Omnia. Alla fine degli anni Novanta, Albert Dunning, allora ordinario di Storia della musica all’Università degli Studi di Pavia, cominciò a riflettere sull'opportunità di promuoverla nell'ambito delle attività della Fondazione Locatelli di Amsterdam/Cremona, da lui diretta. Grazie alla sua grande esperienza, egli si rese conto che la riuscita sarebbe dipesa non solo dalla creazione di una equipe di alto profilo, ma anche dall'attiva collaborazione di una casa editrice specializzata e internazionalmente accreditata, disposta a diventare parte integrante del progetto e in grado di offrire agli studiosi l'ausilio necessario per la messa a punto dei materiali musicali. Le Ut Orpheus Edizioni avevano appena varato una serie di importanti iniziative riguardanti Muzio Clementi insieme a Leon Plantinga e ad alcuni musicologi della Fondazione Locatelli. L'incontro fu quindi del tutto naturale. Aderimmo con convinzione ed entusiasmo al progetto, e lavorammo con il professor Dunning per quasi un lustro, in modo da porlo su basi solide. Il grande rimpianto è che egli non poté vedere il primo volume dell'Opera Omnia, perché morì dopo una lunga malattia nel giugno del 2005. Christian Speck glielo ha dedicato».

Quali istituzioni musicali partecipano a questo ambizioso progetto?

«In primo luogo il Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini Onlus, di Lucca, costituito nel novembre del 2005. Oltre a ospitare l'Edizione Nazionale e a collaborare con le Ut Orpheus Edizioni alla pubblicazione dell'edizione critica, il Centro ha l'obiettivo di “diventare il fulcro dell'attività scientifica internazionale boccheriniana” ma anche di promuovere l'opera e la figura del compositore attraverso festival, convegni e seminari. In futuro è prevista l'apertura agli studiosi dell'archivio e della biblioteca. Va segnalata anche la sinergia con la rivista «Ad Parnassum. A Journal of Eighteenth- and Nineteenth-Century Instrumental Music», la mai cessata intesa con la Fondazione Locatelli e i contributi del Council for the Humanities of the Netherlands Organisation for Scientific Research dell'Aia e del Kulturfonds der Verwertungsgesellschaft Musikedition di KasseI».

Con D.M. del 27 aprile 2006 l’Opera Omnia boccheriniana ha ricevuto il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali. Si tratta di un riconoscimento molto importante.

«Non c’è dubbio. L'istituzione dell'Edizione Nazionale dell'Opera Omnia di Luigi Boccherini è stato un traguardo di assoluto rilievo: non solo per tutti noi che ci lavoriamo, ma anche per l'immagine della Cultura italiana nel mondo. L'appoggio del Ministero permetterà di affrontare questa difficile impresa con maggiore serenità. Mi permetto di aggiungere che a mio avviso il ruolo delle Edizioni Nazionali non è in alcun modo surrogabile, e ovviamente non mi riferisco solo a quelle musicali. È necessario però che il Ministero eserciti un'attenta valutazione dei progetti presentati e controlli periodicamente i risultati raggiunti. Sarebbe altrettanto auspicabile che si limitassero al minimo indispensabile i finanziamenti per le celebrazioni, di norma ingenti a fronte di quelli destinati alle Edizioni Nazionali, e si impiegassero tali risorse per iniziare e portare a termine quei veri e propri monumenti del pensiero che sono gli Opera Omnia. Non è solo un ovvio appello contro gli sprechi in un settore, quello della ricerca, che vede I’Italia agli ultimi posti in Europa».

Veniamo più in dettaglio al progetto. Come direttore scientifico è stato scelto Christian Speck, un'autorità in campo boccheriniano.

«È stato Albert Dunning a proporlo come suo successore alla guida dell'edizione critica, raccogliendo l'unanime consenso di tutti. Considero un privilegio poter lavorare con il professor Speck, non solo per la sua autorevolezza di studioso ma per la sua generosità: qualità tanto rara quanto preziosa, a maggior ragione in un'impresa che necessita di serenità e solidità, nel breve e nel lungo periodo. Il Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini e Ut Orpheus hanno dato vita ai «Boccherini Studies», una pubblicazione che sotto la sua direzione intende dare conto periodicamente dei risultati della ricerca e del dibattito internazionale. Il primo numero è uscito quest'anno e ospita i contributi di alcuni fra i massimi esperti boccheriniani. Christian Speck presenterà i «Boccherini Studies» e l'Opera Omnia nella relativa session al Congresso della Società Internazionale di Musicologia, che si terrà a Zurigo dal 10 al 15 luglio prossimi».

Quali saranno gli studiosi italiani che cureranno il progetto?

«Sono molti, a cominciare da Roberto Illiano, Fulvia Morabito e Massimiliano Sala del Centro Studi Opera Omnia. Sono inoltre già al lavoro, tra gli altri, Fabrizio Ammetto, Andrea Coen, Gioia Filocamo, Luca Sala, Andrea Schiavina. L'Edizione Nazionale è in ogni caso disponibile a ricevere proposte da chi intenda collaborare in futuro all’impresa. C'è spazio per tutti, senza alcun settarismo. Si richiede però estremo rigore sia sul piano della ricerca sia sul rispetto dei tempi programmati».

Quanti volumi sono previsti e in quanto tempo contate di portare a termine la pubblicazione?

«lI piano dell'Opera e altre informazioni si possono trovare nel sito www.luigiboccherini.com. Sono previsti 45 volumi divisi in 90 tomi. L'obiettivo è di riuscire a pubblicare una media di tre-quattro volumi l'anno e di completare i lavori entro il 2020, al massimo entro il 2025. Va anche tenuto conto che parallelamente ai volumi dell’edizione critica, Ut Orpheus curerà e metterà a disposizione di musicisti e concertisti oltre 350 volumi di edizione pratica, con relative riduzioni per pianoforte e parti orchestrali a noleggio. L'edizione pratica è fondamentale per la circolazione delle composizioni di un autore ed è altrettanto fondamentale che a promuoverla sia una casa editrice musicale, e non solo per le specifiche competenze che si richiedono. Le edizioni critiche musicali affidate a case editrici “generaliste” ancorché titolate, sono quasi certamente destinate a rimanere mute, poiché anche se in grado di produrre edizioni pratiche di buon livello, queste non sono di norma attrezzate a frequentare con la necessaria regolarità e competenza il mercato di riferimento. Non a caso la fiera di Francoforte, polo mondiale della promozione libraria, divide i due più importanti appuntamenti internazionali dei rispettivi settori: la Buchmesse si svolge in ottobre, la Musikmesse in marzo».

Quale sarà il prossimo titolo?

«È appena stato pubblicato il volume XXIX, che contiene i 6 Duetti op. 3 per due violini (G 56-61), a cura di Rudolf Rasch. Di prossima pubblicazione il volume XXII dedicato ai Quintetti per chitarra e il XXX con le 6 Sonate op. 5 per violino e pianoforte».

Sono previsti inediti?

«Naturalmente sì. Comprese le scoperte che con ogni probabilità si daranno in corso d'opera. Già nel primo volume sono state esaminate tre nuove fonti rispetto a quelle riportate nel catalogo Gérard.

Giovanni Tasso